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martedì 17 aprile 2012

Buone nuove per gli startupper italiani


Jobrapido, startup web-based per la ricerca/offerta di lavoro è stata acquisita dal gruppo DMGT per la cifra record di 30 milioni di euro. Jobrapido è un prodotto squisitamente italiano (sviluppato da un pugliese - Vito Lomele, incubato a Milano - un ottimo esempio di trasversalità italiana) che, in pochi anni, è riuscito ad imporsi come player di riferimento in un mercato caotico e viscoso come quello del lavoro. Complimenti a Vito per il grande successo e la tenacia: stando alle cifre riportate dal Corriere.it, a fronte di 24 milioni di euro di fatturato nel 2011, ben 6 sono rimasti come utile.
Il messaggio che il mondo degli investitori manda, in questo caso, è chiaro: una web-based startup può essere creata e sviluppata ovunque e se crea un impatto, gli investitori la andranno a cercare anche in capo al mondo (ovvero non è necessario essere nati in Silicon Valley). Il web soffre molto meno i lacciuoli e le zavorre che la macchina burocratica impone ai business tradizionali e permette una crescita rapida e immediatamente visibile ad una platea allargata.
Un altro messaggio importante è che la user-based entrepreneurship, ovvero, lo sviluppo d'impresa che scaturisce dalle inefficienze e frustrazioni provate come utenti/clienti è una strada maestra per la creazione di modelli di business funzionanti che partono, già alla nascita, con un minimo di validità testata sul mercato.
Ricollegandomi al post di Simone sull'imprinting organizzativo, queste imprese tendono ad avere un orientamento al mercato (e al cliente) molto maggiore rispetto ad imprese "technology push" ove il motore è lo sviluppo "in laboratorio" senza un necessario collegamento diretto con il mercato.

lunedì 12 marzo 2012

Giovani startupper italiani

Leggo con sollievo e soddisfazione di questa mini inchiesta del Corriere sulle nuove startup italiane. Il sollievo nasce dal vedere incorporati concetti come il fallimento all'interno dei percorsi di creazione d'impresa senza la solita stigmatizzazione sociale che comunemente si attribuisce al "fallito" (che, guarda caso, nell'utilizzo comune è un termine derogatorio). La soddisfazione nasce dal constatare come si stia diffondendo l'idea di tentare delle web-based startup in virtù dei minori costi di avvio e dal promuovere la creazione d'impresa come alternativa ad un lavoro dipendente se non, in alcuni casi, come scelta (controcorrente) di vita, guidata da una spinta vocazionale ed estremamente volitiva.
Forza ragazzi!

giovedì 16 febbraio 2012

Creare occupazione tramite immigrazione: una proposta americana

Il Kerry-Lugar-Udall Visa Bill è una proposta di legge discussa da un po' di tempo al Congresso che ha l'obiettivo di favorire l'ottenimento di visti come imprenditori da parte di stranieri che abbiano volontà di intraprendere un percorso imprenditoriale sul suolo statunitense. Se la proposta passasse si creerebbero ulteriori forme di agevolazione all'immigrazione per mezzo di un principio chiaro e condivisibile: il governo concede il visto a patto che l'impresa sia volta a creare nuovi posti di lavoro in loco e che vi sia il coinvolgimento di un'entità finanziatrice locale.
Questo principio non solo fa eco alle parole di Obama espresse durante il discorso sullo Stato dell'Unione, ma riflette anche numerose iniziative intraprese dai singoli stati confederati per incentivare la (ri)localizzazione di sedi produttive negli USA in cambio di incentivi fiscali e supporto infrastrutturale.

L'immigrazione, paiono dirci dagli USA, è una fonte di ricchezza per lo sviluppo dell'economia.
D'altronde la storia americana cos'è se non una grande narrativa di immigrazione?

martedì 18 gennaio 2011

Evan Nisselson: come lanciare una start up e come organizzare il fund raising in Silicon Valley, NY ed Europa

EnLabs, con la collaborazione di Innovation Lab organizza un evento nel quale Evan Nisselson (http://www.linkedin.com/in/nisselson) ci parla della sua esperienza di startupper fra Silicon Valley, New York ed Europa, di come gestire la crescita, il successo e l'insuccesso e di come effettuare un fund raising. Evan oggi è mentor di SeedCamp, Mind the Bridge ed altre iniziative.

Quando: Thursday, January 20, 2011 from 6:00 PM - 9:00 PM (GMT+010)

Dove: Via Montebello, 8 00185 Rome -  Italy

L'evento è a offerta libera.


Per ulteriori dettagli, visita: http://www.eventbrite.com/event/1215201701/efbnen


lunedì 15 novembre 2010

Come creare startup in Italia

E’ vero che per creare startup innovative di successo occorre uscire dall’Italia? Quali sono le prospettive per chi resta nel nostro paese? Cosa è possibile fare e cosa no?

Sono alcune delle domande a cui un manipolo di giovani “startuppari” cercherà di rispondere nel corso dell’evento stile barcamp organizzato da Spreaker per stimolare riflessioni e dibattito sul “fare impresa in Italia”. Tra i partecipanti i fondatori di imprese giovani e ambiziose tra cui: Xmatch, Balsamiq, Mashape, Koinema, Econoetica.

L’appuntamento è fissato per Martedì 16 novembre alle 18,30 presso l’Arteria, Vicolo Broglio, 1- Bologna. Trovate tutti i dettagli qui.

Approfitto di questo post per segnalare ai nostri lettori il caso di Spreaker, startup che sta bruciando le tappe grazie ad una piattaforma tecnologica che permette agli utenti di diventare veri e propri DJs creando e trasmettendo il proprio palinsesto radiofonico. Insomma una sorta di Youtube radiofonico. Il modello di business verte sull’inserimento di stacchi pubblicitari customizzati all’interno delle trasmissioni radiofoniche ideate e lanciate dagli utenti.

A meno di un anno dalla fondazione Spreaker ha oggi al suo attivo circa 10.000 DJs e 100.000 ascoltatori. A riprova del potenziale di questo modello, proprio la scorsa settimana Italian Angels for Growth (la più importante community di Business Angels in Italia) ha annunciato di aver concluso un round di finanziamento di 250.000 euro a favore di Spreaker.


Non vi nascondo che scrivo questo post con una punta di orgoglio visto che Spreaker è nata con il sostegno del nostro incubatore AlmaCube dopo aver vinto l’anno scorso la Start Cup di Bologna, della cui commissione ho avuto il piacere di fare parte.

Complimenti ragazzi e continuate così!

mercoledì 10 novembre 2010

Le migliori 30 sotto i 30

Questo post parlerà di imprenditori.
Giovani imprenditori.
Per essere precisi: sotto i 30 anni.

La rivista Inc pubblica la classifica per il 2010 delle 30 imprese più interessanti fondate da imprenditori sotto i 30 anni (negli US) e scorrendo la lista credo vi siano diverse osservazioni che è necessario fare.

20 di queste imprese possono essere definite tecnologiche perchè il prodotto o il servizio offerto è reso possibile dall'impiego di computer e/o avanzamenti tecnici.
Contrariamente a quel che la vulgata sull'innovazione dice, solamente una di queste (AlterG) è frutto di un'innovazione di prodotto. Un paio di altre imprese si basano sullo sviluppo di algoritmi e codici proprietari, mentre tutte le restanti basano la propria competitività essenzialmente su innovazioni di modello di business.

Il dato più importante (e probabilmente il meno sorprendente per chi si interessa di imprenditorialità) è che la maggior parte delle imprese è web-based (ben 17), si voglia perchè i servizi o i prodotti offerti utilizzano il canale web o perchè le applicazioni client offerte girano sulla rete (un esempio sono le app per smartphone). Il motivo per cui questo non sorprende assolutamente è che il costo di una start-up web-based si riduce alla voce capitale umano e poco altro. Esempi di giovani(ssimi) imprenditori di grande successo in questa categoria sono all'ordine del giorno (dal prezzemolino Facebook al nuovo fenomeno Foursquare - anch'esso nella classifica dei 30 - a SCVNGR e così via)

Poi c'è il dato che potrebbe far storcere di più il naso a chi si occupa di innovazione: se 20 sono imprese tecnologiche, ben 10 continuano ad essere imprese in settori "tradizionali".
E per tradizionali intendo dire che si passa dagli abiti sartoriali di Astor & Black ai cetriolini sott'aceto di McClure Pickles al negozio per appassionati di ricamo CityCraft.

Al termine di questa analisi mi sono chiesto cosa verrebbe fuori se comparassimo queste 30 con le corrispettive italiane, ma sono stato fermato subito da un interrogativo piuttosto importante: ma chi sono le nostre 30 sotto i 30?

Vi lancio una proposta: perchè non compiliamo anche noi il nostro elenco di eccellenze?

lunedì 1 novembre 2010

DreamIt Ventures, ovvero l'estate che potrebbe cambiarti la vita

La scorsa settimana ho partecipato alla GCEC Conference che si è tenuta qui a State College, occasione che permette il radunarsi dei direttori dei più importanti Entrepreneurship Centers degli Stati Uniti (ma si sta allargando anche a paesi extra-US), nonché di practitioner e accademici impegnati nel settore.


Uno dei keynote speakers è stato Steve Welch. Steve, insieme ad un gruppo di investitori, ha recentemente fondato DreamIt Ventures, un'impresa che ha un modello di business che ha tratti di genialità. L'idea è piuttosto semplice: quante persone, soprattutto giovani, hanno idee imprenditoriali, ma necessitano di (poche) risorse e confronto con imprenditori esperti (mentors) per avviare la propria attività? DreamIt Ventures offre una risposta a questa domanda: se l'idea viene selezionata dal gruppo di managing partner e mentor, al team di potenziali imprenditori viene assegnato uno spazio nell'open space del quartier generale di DreamIt Ventures per i 3 mesi estivi. Ad ogni team viene data una somma in denaro che dipende da diversi fattori (numerosità del team, complessità dell'idea...) e accesso illimitato a consulenze/confronto con i mentor del programma. Obiettivo: avere un prodotto o almeno una versione beta entro la fine dei 3 mesi, nonché essere autosufficienti dal punto di vista finanziario. Impresa difficile? Certamente, ma non impossibile: d'altronde stiamo parlando di imprenditoria.
E a dimostrazione del funzionamento del modello ci sono già gli esempi di successo di SCVNGR e Notehall.
Se si ha un'idea, ma non si hanno le competenze tecniche, i managing partner e i mentor provvederanno a mettere in contatto chi ha avuto l'idea con una persona in possesso degli skill tecnici (e, nota bene, una persona con all'attivo esperienze, possibilimente fallimentari, imprenditoriali). Perchè possibilmente fallimentari? Perchè si impara di più dai fallimenti che dai successi. E questo non lo dico io, lo dicono tutti gli imprenditori che ho intervistato sino ad ora per le mie ricerche accademiche.

Ah, un ultimo dettaglio: il range di età delle persone che hanno partecipato fino ad ora va dai 17 (il fondatore di SCVNGR) ai 54 anni, quindi non ci sono scuse.